
Su Commodore 64 ha visto la luce una sconfinata quantità di generi. Alcuni tra questi sono particolarmente felici, pensiamo soprattutto agli Shoot’em Up che su C64 vantano una gloriosa tradizione.
Al contrario tra i generi più infausti annoveriamo senza ombra di dubbio i Picchiaduro. Nonostante in questo ambito si siano registrati picchi di assoluta grandezza con titoli quali il sempreverde IK+, non si può dimenticare l’enorme quantità di schifezze ed aborti, soprattutto nel settore delle conversioni.
Generalmente però il Commodore 64 e i Picchiaduro non vanno molto d’accordo, diciamo che fanno un pò a pugni. [CARTELLO RISATE]
Difficile dire quali siano i motivi, soprattutto quando consideriamo che oltre a premere SHIFT+RUN/STOP non so fare, ma ciò non suoni come scusante. Non ci sono mai scusanti per fare un gioco brutto.
Poi ci sono giochi come “Attack of the Phantom Karate Devils” che trascendono il concetto stesso di “bruttezza”.
Attack of the Phantom Karate Devils è un antigioco, dove tutto funziona al contrario: tasto FIRE per andare avanti, Joystick destra per calciare, e via discorrendo.
Attack of the Phantom Karate Devils è poi un antigioco in cui convivono, faticosamente, Sprite espansi e caratteri ASCII che si intrecciano dando vita ad un ensamble pacchiano come mai prima di allora, nè soprattutto dopo.
L’antigioco si dipana su tre livelli: il Tempio, la Grotta ed il Ponte. Dopodichè, tutto smette di funzionare. La grafica impazzisce, il joystick non risponde più, ciao.
Bug o conversione da floppy errata?
Difficile dirlo, ma possiamo tendere ad escludere l’errore del dump, è infatti molto più probabile che John Orthel abbia detto a sè stesso:
“Ehi John, questo gioco è un cesso clamoroso, ammettilo. Francamente, chi vuoi che ci giochi per più di 4 secondi? Inutile finirlo, lasciamolo così e chi si è visto, s’è visto”.
Ma poi la sua coscienza avrebbe potuto ribattere:
“Hai ragione, ma non puoi essere troppo con te stesso. Dopotutto siamo nel 1983 e gli standard qualitativi adesso sono diversi. Tutto ciò che ora è brutto un giorno diventerà bello e sarà rivalutato dalla critica come i film di Alvaro Vitali”.
“A parte il fatto che Alvaro Vitali e Lino Banfi, non erano registi… Non hai tutti i torti, chi vuoi che perda tempo per criticarmi per un lavoro come questo?”
“E chi ha parlato di Lino Banfi? Ma pensa che questo è il primo gioco di arti marziali su Commodore 64, ti rendi conto del primato storico e culturale che stai dando all’evoluzione videoludica dell’umanità?”
“Devo essere sincero? No. Gneeeek Gneeeeeeek FIIIIIIIII – Il dottor Tomas non è in sede. FIIIIIIIII. Rigore!”
Attack of the Phantom eccetera eccetera eccetera, persino scriverne il nome ci procura un brivido lungo la schiena.
Che voto dare a questo blob di assembly?
Nella giornata dei contrari questo è un classico senza tempo, il più bello mai fatto per Commodore 64. In una giornata normale resta forse apprezzabile da oscuri esseri che strisciano su tentacoli bavosi biascicando incomprensibili fonemi gutturali, abitanti della quinta dimensione.
febbraio 7th, 2008 at 00:47
C’è un commento (invero non molto significativo) del 2003 su Lemon di un sedicente John Ortel:
“When I wrote this back in ’83 it was the FIRST computer karate game. Kinda hard to believe from 20 years later”. Magari si potrebbe intervistarlo, anche solo per chiedergli cosa fumava in quel periodo. Ma anche no.
febbraio 7th, 2008 at 13:53
Ho già battuto quella pista
L’indirizzo però non è più valido.
Ho provato a contattare alcuni “John Orthel” di cui ho trovato i riferimenti in rete nella speranza di “beccare” quello giusto, ma senza fortuna. Si trova anche la foto di un uomo baffuto in internet che somiglia a Fabio Concato.
Qualche mese dopo aver alzato bandiera bianca, però, ricevo una mail da parte di un sedicente John Orthel: una delle persone da me contattate era suo parente e gli aveva girato la mail.
John ha accettato l’intervista, gli ho mandato una serie di domande ma a quel punto non ho più ricevuto risposta.
Un trivia, questa “recensione” ha subito diversi ritardi perchè non volevo parlare male del gioco pubblicamente PRIMA di averlo intervistato:D
Questo post è un pò una resa, in fin dei conti.
febbraio 11th, 2008 at 17:04
Davvero un peccato. L’intervista a Orthel mi avrebbe fatto tanto piacere, e rischiarato l’umore nei miei giorni grigi…